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Biografia di Max

Max Di Franco nasce a San Cataldo il 7 febbraio 1978 e vive a Ravanusa in provincia di Agrigento (paese originario della mamma) sino all’età di 8 anni. Papà e mamma sono venditori ambulanti, e pertanto, poco presenti in casa. I pomeriggi di Max e i suoi due fratelli maggiori, trascorrevano giocando a calcio per le strade del paese.

Nel dicembre dell’ottantasei, la famiglia Di Franco si sposta in Germania, ad Herrensohr, piccola frazione in provincia di Saarbrucken dove rimarrà per 18 mesi, ospitata dagli zii. Qui, il piccolo Max frequenta la quarta e la quinta elementare e gioca a calcio nella squadra locale, integrandosi perfettamente nel nuovo contesto socio-culturale: una simile versatilità rappresenta, infatti, una dote caratteriale che lo contraddistingue.Nell’agosto 1988, la famiglia Di Franco torna in Sicilia, questa volta nella ridente cittadina di Sommatino, dove Max riprende gli studi dalla prima media, una volta ottenuta la licenza di scuola secondaria, si iscrive all’I.P.S.I.A. di Canicattì, che frequenta fino al secondo anno. Già a scuola emergono le qualità che avrebbero caratterizzato la sua carriera: era uno studente modello, zelante, ambizioso, sempre pronto a mettersi a disposizione quando i suoi compagni avevano bisogno di aiuto, sia dentro che fuori la classe. E’ in questi stessi anni che si delinea la personalità di Max: superbo, schivo, riservato, timido,ambizioso.

Con una naturale sicurezza di sé e fiducia nei suoi mezzi, in un tema di seconda superiore scriveva: ”voglio diventare un giocatore di pallavolo di Serie A”. Quando la sua famiglia usciva, Max amava restare a casa a guardare in tv programmi sportivi o andava a correre emulando Rocky. Con cuore e mentalità già da atleta, pur non essendolo ancora, segue i mondiali di Italia ‘90: vive questo evento con pathos e gioia da condividere con i coetanei, Nel 1991 va in vacanza con la sua famiglia presso parenti in Liguria ed esterna il desiderio di fare un provino con la Juventus: viene accontentato da un amico di famiglia che glielo organizza ad Arma di Taggia. L’esito dell’agognato provino è negativo a causa dell’eccessiva altezza, ma Max non si dà per vinto ed è certo sempre più che diventerà un campione. Max è da sempre una persona serena, coraggiosa ma con il timore di non trovare un modo di evadere da una realtà socio-culturale a lui non congeniale. Ha sempre avuto voglia di giocare e divertirsi come tutti i suoi coetanei; data la sua altezza (186 cm a 13 anni), decide di iscriversi nella squadra locale di pallavolo dalla quale resta molto deluso: era tesserato solo per fare allenamenti sporadici e la partita domenicale. Nella ristretta(in ogni senso) realtà sommatinese Max si sente stretto,diverso e sta male:cerca una dimensione su misura per lui,sotto ogni punto di vista,che gli permetta di esprimersi per quello che è,di venire fuori fiero della sua fisicità e personalità da”fuori classe”.Era stufo di vivere da disadattato, di trascorrere il tempo libero tra calcetto e biliardo. E’animato da un sentimento di rivalsa, di riscatto, che lo pervade giorno e notte e lo inquieta. E’il periodo in cui va in onda la pubblicità del Maxicono, che aveva il grande Andrea Giani come testimonial, atleta che Max ammirava (Giani stesso sarebbe diventato poi suo compagno di squadra nel 2005). Stimolato dal fratello più grande, Francesco,che gli diceva sempre ”scrivi alla Maxicono”, giunge il momento della svolta: Max prende carta e penna e scrive la celeberrima letterina di cui si farà per mesi e mesi un gran parlare, e che sarà pubblicata nelle più importanti testate giornalistiche, sportive e non. Il testo rispecchia il carattere di Max: semplice, diretto e concreto.

”Sono un ragazzo di 14 anni, alto 2 metri; volevo chiedervi se è possibile organizzare un provino da voi, io sono solamente tesserato con la società del mio paese ma partirei da zero”.

Pensava di non avere altra scelta, essendo fuori da realtà sportive che contano. La risposta di Parma è negativa a causa di una campagna acquisti troppo piena;. ma Max non si perde d’animo e continua imperterrito a perseguire il suo sogno scrivendo a Treviso, Ravenna e Modena.

Nel giro di una settimana Carlo Carra (responsabile del settore giovanile della Sisley Treviso di allora), chiama casa Di Franco: l’interessato non è in casa e risponde la mamma, incredula, che manda il fratello in piazza a dare a Max la lieta notizia.

Max non capiva se fosse tutto vero: era già organizzato il provino tanto desiderato, la Sisley stacca due biglietti Catania-Venezia, uno per Max e l’altro per il padre.

L’emozione in aeroporto è tanta, sia per l’ansia per il provino sia perché era il suo primo viaggio in aereo. A Venezia ad attenderli il dirigente Luciano Carlesso, con un cartello con su scritto ”Sisley Volley Treviso”, pronto ad accompagnarli in ‘Ghirada’, uno dei centri sportivi più funzionali al mondo di proprietà Benetton. Questo contesto sarebbe diventato da lì a poco la nuova casa di Max.L’incontro successivo è con lo staff tecnico: l’allenatore Michele Zanini, che diviene sin dal primo momento suo papà sportivo. Da lui riceverà tutto il supporto psicologico di cui un ragazzino di 15 anni.Max si affeziona sin da subito anche al secondo allenatore Nicola Gagliano. Primo problema: il ragazzino (198cm per 78 kg) aveva la carrozzeria troppo grande ma un motore troppo piccolo. Il suo gracile fisico non gli consentiva di reggere ai volumi di lavoro. Sia Zanini che il preparatore atletico Paolo Borghi, entrambi insegnanti di educazioni fisica a scuola, convinti che non ci fosse tempo da perdere in quanto il “cucciolone” pativa troppo le sue lacune, durante le loro ore buche andavano in palestra a colmare i gaps fisici che tanto affliggevano e stressavano Max sia fisicamente che emotivamente. A malincuore la sua famiglia accetta il suo prematuro allontanamento, consapevole che Sommatino non avrebbe offerto al figlio una migliore occasione di quella della Sisley. Inoltre, i suoi genitori, erano ben coscienti di quanto lui soffrisse l’ignoranza dei suoi compaesani che gli facevano battute pseudo-comiche che a lui suonavano come cattiverie. Max, consapevole di quanto sia stato difficile per i suoi genitori accettare la sua partenza.Il primo mese a Treviso trascorre tra fatica, tristezza e pianti: il che induce i genitori ad andare spesso a trovarlo: sopraffatto da stanchezza fisica e sconforto, supplica il padre di chiamare la dirigenza per comunicare che avrebbe interrotto questo durissimo cammino, seppur fortemente voluto. Fatalità: per un’ora di fila il telefono del Dirigente è occupato; quell’ora dà modo a Max di ritrovare la forza di andare avanti, di non fermarsi e portare a termine il suo cammino. Con tanta tenacia e caparbietà porta avanti i suoi massacranti allenamenti quotidiani: forte del fatto che aveva mollato la scuola per diventare un professionista. I sacrifici saranno ben presto ripagati divenendo solo dopo 3 mesi titolare in Under 16.

Con 10 kg di muscoli in più,”il cucciolone siciliano” è pronto per iniziare a presenziare alle prime partite ufficiali di Under 16. Arrivano anche le prime convocazioni in nazionale pre-juniores: anche in questa occasione Max si distingue fregiandosi del titolo di Capitano conferitogli dal coach Angelo Lorenzetti. La meritata fascia di Capitano gli farà compagnia agli Europei di Barcellona nel 1995 e ai Mondiali in Portorico: entrambe le esperienza si concluderanno sul secondo gradino del podio.

In questi anni vince altri due titoli con la Junior League e una Medaglia d’Argento ai Mondiali Juniores in Bahrein.

Il 20 ottobre 1996 fa il suo esordio con la prima squadra: partita Treviso-Ravenna. In quell’incontro, che non dimenticherà mai, il suo score finale è di 16 punti: tutti al cardipalma, tutti da incorniciare. Sedici punti per un centrale sono tantissimi: Max è già un piccolo grande campione che, partendo da zero, a distanza di soli quattro anni dalla famosa ‘lettera’ è sulla bocca di tutti. Nel 1998 conquista il primo scudetto di Serie A.

Nel giro di pochi anni si è trovato nel mondo che sognava da bambino, che lo stupiva sempre più, tra scudetti, voli privati e coppe europee. Arrivano notorietà, richieste di autografi e un bel contratto. Max e’ sempre più convinto di farcela, di arrivare in alto.

Il 1998 è per Di Franco un anno ricco di emozioni e di buone prestazioni: disputa da titolare anche la Coppa Cev al posto di Gravina. La Sisley vince.

A questo punto si sente ‘pronto’ per andare via da Treviso e per mettersi alla prova in altre realtà. Era ora di staccarsi da ”mamma Sisley” e crescere professionalmente. Lascia Treviso con la morte nel cuore alla volta di Fano: avventura difficile in una società piccola che non aveva né mezzi né esperienza per disputare un campionato di Serie A.

Questa esperienza si conclude male, il Fano retrocede e Di Franco si infortuna: questo è un anno da archiviare.

Deluso ritorna nella sua Sicilia dove milita per due anni nell’Iveco Palermo: anni in cui Max stenta a trovare il suo spazio, dietro monumenti del volley mondiale come Bovolenta e Held.

Dopo Palermo Max rifà le valigie, destinazione: Parma. Squadra che dopo tanti anni riprende come sponsor “Maxicono”:quel nome da cui tutto partì, che per lui era sinonimo di sogno.

Di Franco firma un contratto biennale, ma dopo il primo anno la società fallisce. Max si trasferisce a Montichiari. La stagione inizia nel peggiore dei modi: dopo poche settimane di preparazione Di Franco non piace più all’allenatore che vuole cederlo ad un’altra società. L’antagonista di Max era nella rosa dei titolari alla prima di campionato, ma purtroppo (per lui), si infortunò la stessa mattina dell’incontro. E’ in questo frangente che viene fuori l’orgoglio siculo di Max, che, chiamato a giocare in mancanza di alternative, entra in campo con il sangue agli occhi, e l’intento di ribaltare la partita già pregiudicata: ci riesce! Dal 2:0 iniziale Max prende per mano la squadra e sottoscrive la vittoria al tie-break. La società si ricrede e lo riconferma anche per la stagione successiva come titolare assoluto.

E’ il 2003. Max è al top della forma, all’apice della carriera e temprato dall’esperienza dell’anno precedente dove ha rischiato di uscire dal”grande giro”. Sigla il suo anno migliore, laureandosi come Migliore Muro del Campionato Italiano: un gran risultato ma allo stesso tempo è una grandissima delusione: era convinto di meritare la convocazione in nazionale maggiore che non è mai arrivata. In questo periodo Max è sentimentalmente legato ad Ilaria:amore nato a Montichiari,bello e travolgente ma molto travagliato,fatto da distacchi e ritorni,liti ed incomprensioni. La sua carriera prosegue a Modena sotto la guida di Julio Velasco ,considerato da Max il più grande allenatore di tutti i tempi.Finita la stagione a Modena Max si trasferisce a Perugia dove ritrova Paolo Tofoli, che lo aveva visto crescere negli anni di Treviso. Sono tre anni giocati ad altissimo livello, partecipando anche alla Champions League e lottando in prima linea per il titolo italiano… obiettivi che a inizio carriera Max vedeva come chimere. Max è entusiasta, fiero di sé e sicuro dei suoi mezzi: era convinto di essere andato oltre i propri limiti, dimostrando che con il lavoro, l’impegno, la passione e il talento tutto è possibile: perfino diventare un campione ”emigrando” da un piccolo centro del sud, luoghi in cui gente umile anima scenari di fatica e rare soddisfazioni... sfondi geografici più famosi per fatti di cronaca che per meriti sportivi. Quando la volontà è da “serie A “ è possibile oltrepassare ogni limite: fisico, tecnico, psicologico e sociale. Convinzioni queste che Max maturava sin da piccolo e che alla lunga gli hanno dato ragione, ad onta di chi non credeva in lui e lo denigrava a causa del suo fisico, che si rivelò da”serie A”. I successi ottenuti lo hanno ripagato di tutto quello che aveva dato in termini di sacrifici e rinunce. Dopo Perugia, arrivano per Max anni bui e difficili: il morale è basso perché non ha più accanto la donna che credeva fosse quella della sua vita. Milita ora in piccole società, molto demotivato e sconfortato e gli sembra di non credere più ai valori che sino a quel momento lo avevano guidato. Gli arrivano come stangate le retrocessioni in due stagioni di fila: prima Forlì e poi Pineto e stenta ad imporsi nel giro del grande volley. Dopo essersi leccato le ferite, riemerge il Max di sempre: forte, volitivo, con tanta voglia di primeggiare. Decide di tornare in carreggiata, spronato dai suoi affetti e da chi crede ancora in lui come giocatore: cosa molto difficile dopo due retrocessioni consecutive, che può avvenire solo a chi oltre ad essere un grande atleta è anche un grande uomo.

Per la prima volta nella sua carriera bussano alla porta società di serie A2. La sua scelta cade su Genova. Arriva nel capoluogo ligure con lo spirito e l’entusiasmo che lo hanno sempre contraddistinto, incuriosito da un campionato che non conosce e con tanta voglia di far bene. E’ molto pressato perché uno dei pochi giocatori di maggior esperienza capace di far la differenza. Si rimette a disposizione della causa, trascinando questa squadra neo-promossa alla semifinale play-off: un miracolo per una compagine che come obiettivo aveva la salvezza.

E’ un anno ricchissimo sul piano umano perché trova un gruppo forte, affiatato, fatto da grandissime persone: ciò dimostra che le grandi squadre per essere tali devono essere formate da grandi uomini. Il che sintetizza il pensiero che Max ha sempre avuto. Max trasloca per l’undicesima volta nella sua carriera: si va ad Isernia dopo due anni di corteggiamento da parte della dirigenza molisana, arrivano stimoli nuovi, emozioni nuove e obiettivi nuovi ma il cuore e il fuoco agli occhi sono gli stessi dei tempi di Treviso.Nella stagione 2012/2013 ritorna in serie A1.Nella stagione 2013/2014 gioca a Brolo in Serie A2.

Di Franco ha sempre voglia di sognare, ambizioso quale è: guarda ora al futuro sognando di fare un film sulla sua storia. Nel 2011 partecipa all International Sport Film Festival con un cortometraggio dal titolo "IL BAMBINO CHE SOGNA" in cui vince il "Premio Della Critica Gregorio Napoli".

A maggio del 2013 "IL BAMBINO CHE SOGNA" diventa anche un romanzo autobiografico scritto insieme a Lillo Cafieri edito da Galassia Arte. Come ricorda il suo secondo allenatore di quando era ragazzino Nicola Gagliano:”lo sport è palestra di vita e Max ne è l’esempio.Ha scelto di essere protagonista della sua vita, non si è fatto trascinare da pessimismo e pigrizia, ha preso in pugno la situazione e ha cambiato la sua vita realizzarndo il suo sogno di giocare a pallavolo”.

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